RESTAURARE O ROTTAMARE UNA RADIO D’EPOCA?

Spesso il dilemma che si pone nel momento in cui visitiamo un mercatino in cerca dell’oggetto antico desiderato è: restaurare una radio d’epoca o rottamarla? In questo articolo il nostro amico Silvano Miccoli, ci spiega la tecnica per riparare una radio antica e rimetterla in funzione.

Tecnica per restaurare una radio d’epoca: primo step

Ogni volta che mi trovo a recuperare una vecchia radio a valvole, malandata, in un qualsiasimercatino della Domenica, mi pongo la solita domanda: devo restaurare questa radio d’epoca o rottamarla??
Decido quasi sempre per la seconda opzione a seconda se il mobile e’ recuperabile o meno.
Mi sono quasi arreso una volta che mi e’ arrivata , una Phonola acquistata su Ebay, in stato veramente comatoso .
Il mobile completamente eroso dai tarli che non si teneva  in piedi da solo. L’unica cosa salvabile era il frontale rivestito in radica. A distanza di un anno ho recuperato un altro mobile quasi delle stesse dimensioni che ho adattato per il frontale Phonola , probabilmente fara’ seguito ad un altro restauro che descrivero’ prossimamente.

Restaurando……..

Da qui in poi le fasi che mi hanno consentito di riportare all’antico splendore la radio in foto ,una vecchia Geloso G120 classica forma della radio della nonna,  immancabile nei nostri ricordi , che troneggiava nei saloni o come si diceva allora nelle sale da pranzo .Ricordo di quando la Domenica pomeriggio, si ascoltava tutti insieme la partita di calcio con quella voce possente che usciva dalla tela che nascondeva l’altoparlante. Nella foto si vede  la radio al momento dell’acquisto.

Mobile in pessimo stato con buchi di tarlo, mancante di ogni sorta di vecchia patina. Cornice in radica con parti mancanti e parzialmente scollata in + punti. Senza vetro per indicare  le stazioni o come si dice la  “ scala parlante “. Senza manopole  e priva di due valvole.

Tecnica per restaurare una radio d’epoca: step n° 2

La cosa primaria per me, in questo caso, è stato trovare possibilmente la scala parlante originale e fortunatamente in questo mi ha aiutato Franco (che mi ospita sul suo sito) con i suoi innumerevoli ricambi che trattano quasi esclusivamente il mondo della radio d’epoca .

Basta farsi un giro sulla homepage del sito e si vede chi cosa tratta……. Chiaramente radio d’epoca  e tutto cio’ che e’ inerente a tale genere di collezionismo.

Ok trovato il vetro originale ( che fortuna !!!!!!!!!  ) decido il da farsi. Restaurare una radio d’epoca richiede anche una buona dose di riflessione e di impegno per trovare i pezzi da inserire.

Smonto completamente ogni parte della radio , telaio elettronico , altoparlante , mascherina bianca di plastica ( rotta in un angolo in basso a dx ), griglia altoparlante ( completamente arrugginita ) ecc ecc conservando in una scatola ogni minimo particolare per mantenere il più possibile l’originalità della Geloso al momento del rimontaggio.

Compro uno sverniciatore all’acqua o sintetico di qualsiasi marca e in luogo aperto spennello abbondantemente in tutte le sue parti  il mobile.
Attendo il tempo descritto nei modi di impiego del prodotto e inizio ad asportare quel che resta della vecchia patina portando piano piano  il legno allo stato originale .

Si raccomanda massima delicatezza in quanto e’ molto facile chel’impiallacciatura sia scollata e facilmente asportabile se si lavora troppo energicamente…… ricordiamoci che e’ un oggetto che ha minimo 50/60 anni se non 80
Questo il risultato dopo la sverniciatura e pulizia.

Come si vede ora il mobile e’ in stato abbastanza presentabile.
Dopo un ispezione accurata di tutte le parti dell’ebanisteria mi metto al lavoro.
Incollo le parti staccate di legno servendomi di colla vinilica o tipo Bostik, a seconda del caso, aiutandomi con morsetti da legno per tenere in pressione le parti incollate fino a completa asciugatura della colla.

Stucco le varie parti mancanti sull’impiallacciatura , attendo che asciughi e scartavetro delicatamente le parti fino a rendere il legno liscio e privo di asperità
Verifico se i tarli sono ancora presenti e attivi o no in questo caso non erano più attivi .
Comunque la prima cosa da fare e’ quella di dare una bella mano di antitarlo su tutto il legno, sia internamente che esternamente, poi  con una siringa a + riprese inietto il liquido in ogni singolo buco, ripetendo tale operazione fino a che il liquido non fuoriesce dai fori .

Quindi chiudo la radio dentro una robusta  busta in plastica , aspiro l’aria interna e chiudo la stessa sigillandola .
Da qui si aspetta un tempo che va da 2 settimane a 4 settimane in modo che l’eventuale tarlo  muoia, come potete notare
riparare una radio antica richiede anche dei tempi piuttosto lunghi.
In attesa mi dedico alla riparazione della parte elettronica.
Inizialmente il telaio si presenta come in foto, mancante di 2 valvole, cordino della sintonia spezzato, interruttore di accensione incluso nel potenziometro del tono guasto ( non scatta ), condensatore variabile di sintonia quasi bloccato e in corto circuito su buona parte della sua corsa e altro.

Tecnica per restaurare una radio d’epoca: step n° 3

Ritorno da Franco per trovare nella Sua vasta raccolta di libri  tipo ” il radioriparatore o il radio meccanico“ lo schema elettrico del geloso G120 e già che ci sono mi approvvigiono delle valvole mancanti, provo le valvole  presenti sul telaio con il suo provalvole professionale AVO CT160 ( a mio giudizio uno fra i migliori sul  mercato). Trovo lo schema elettrico su un bollettino Geloso.

Dopo aver verificato che le altre valvole sono efficienti, passo alla riparazione della parte elettronica alimentando con variac il telaio della radio, iniziando con bassi valori di tensione dai 20 Volt in su’, poi a step di 1 ora  vario  la  tensione gradualmente fino a raggiungere la tensione di rete.. .
Ogni volta verifico se i componenti + delicati siano soggetti a stress auscultando eventuali minimi rumori, tipo crepitii o  altro e toccando i vari componenti per sentire se scaldano, chiaramente dopo aver tolto la spina dalla presa.

N.B. Ricordo che su questi oggetti, si lavora con tensioni molto alte e quindi pericolose per la salute, massima attenzione e concentrazione sono d’obbligo. Ho  verificato preventivamente se i condensatori erano  in perdita (  in primis quelli di filtro i + delicati quando si sottopongono a tensione dopo anni di inattività )
Smonto il potenziometro del tono in cui e’ incluso l’interruttore di accensione e mi accorgo che e’ aperto e non scatta, provo con del lubrificante ma non ottengo risultato.
Lo smonto completamente togliendo il fondello  trapanando i ribattini e delicatamente controllo se il meccanismo di scatto e’ efficiente . Fortunatamente in questo caso era solo una levetta piegata all’interno, con limetta apposita pulisco i contatti ossidati e rimonto tutto, effettuo la prova di continuità con il tester ……OK…. ripristinato, mantenendo anche in questo caso l’originalità.

Dopo aver verificato ulteriormente i componenti passo alla verifica di funzionamento. Nel mio caso la radio aveva problemi sul gruppo a RF con classici falsi contatti del commutatore di gamma .
La bobina di antenna interrotta, condensatori di accoppiamento sia sul gruppo RF che in BF  fuori tolleranza, condensatore di catodo in corto  sulla finale ed altro.
Ripristinato il funzionamento allineo  le medie frequenze con l’oscillatore modulato della Scuola Radio Elettra e taro il gruppo a RF….WoW… denoto subito un ottima selettività sia sulle onde medie che sulle onde corte e una resa sonora come da aspettativa. ( la valvola e’ la valvola, imbattibile sull’audio ).
Nel frattempo e’ passato circa 1 mese e mi accingo a aprire la busta contenente la radio . Dopo un’ulteriore  pulita  decido se colorarla con altra tonalità o lasciarla originale….la lascio originale.

Eventualmente avessi deciso di colorarla avrei usato dell’anilina o altri tipi di coloranti  che si comprano già pronti in qualsiasi ferramenta o negozi specifici, personalmente uso quelli in polvere, in quanto  giocando con la concentrazione dell’acqua o dell’alcool posso ottenere + sfumature nel colore.
Prima di passare alla lucidatura del mobile ripulisco bene dalla  polvere della carteggiatura  e passo un turapori o se si lavora con gommalacca dò + passate della stessa lasciandola il piu’ possibile densa  per chiudere le immancabili asperità del legno date dai pori.

Per la lucidatura del mobile vi e’ l’imbarazzo della scelta fra vari tipi di prodotti esistenti sul mercato (consiglio una visita sul sito http://www.antichitabelsito.it/laboratorio_restauro.htm) . Personalmente uso la gommalacca decerata, sempre in ambienti aperti e molto ventilati, per la quasi mancanza di esalazioni nocive e per la resa che da’ sul legno.
Non sto’ qui a descrivere la preparazione della stessa in quanto vi sono + scuole di pensiero ( basta andare in rete per reperire notizie in merito . Per il passaggio della gommalacca si usa un classico tampone che si prepara con cotone e lana a trama larga.

Per stendere la stessa sul legno, consiglio, anche in questo caso, di reperire in rete le notizie onde evitare polemiche sul modo d’uso, premetto che sono un Hobbista e quello che so’ fare l’ho imparato da autodidatta. Sicuramente in rete ci saranno professionisti del mestiere che sapranno dare molte + notizie e “ dritte “di quante ne sappia io. Si dà la finitura in + riprese , consiglio di dare 2 o 3 passate al giorno, aspettando fra una passata e l’altra la completa asciugatura dello strato di gommalacca .
Dare una leggera carteggiata  sulla lucidatura effettuata e proseguire come già noto fino a quando si vede che il legno tende ad assumere una patina lucida. Una volta arrivato a questo punto incominciare a diluire la gommalacca rimanente con alcool  per rendere il legno sempre + brillante e liscio. Far asciugare qualche giorno e dare alla fine una passata di cera d’api per avere un po’ di effetto patinato sulla lucidatura .

Nel frattempo mi dedico al restauro della cornice in plastica che come si vede nella prima foto, in basso a dx e’ mancante di un pezzo.
Uso stucco o resina ricostruendo il pezzo mancante, carteggio fino a renderlo liscio e vernicio con bomboletta di uguale colore la parte ricostruita.

Tecnica per restaurare una radio d’epoca: step n° 4


Come si vede dalla prima foto, anche le manopole erano mancanti e di  non facile reperibilità a meno di aspettare qualche fiera dell’elettronica tipo quella che si tiene a Roma ( Monterotondo ) o a Latina ( Piana delle Orme).
E allora ??? (A volte
restaurare una radio d’epoca mi fa anche arrabbiare quando faccio fatica a trovare i pezzi che mi servono).
Quindi non mi arrendo e le faccio da solo, prendendo spunto da un sito molto conosciuto in rete sempre dedicato al mondo della radio d’epoca, basta digitare su qualsiasi motore di ricerca “ riproduzione manopole “ e si trova la procedura per rifare le manopole come l’originale in resina. Notare le manopole riprodotte…..

Perché restaurare una radio d’epoca?

Questo e’ il risultato finale . Restaurare una radio d’epoca può dare grandi soddisfazioni, eccola pronta a fare la sua bella figura nel salotto della casa di qualcuno amante di questo genere di oggetti.

Una radio d’epoca riportata agli antichi splendori, che fa bella mostra di se sul banco di Franco (mercatino dell’antiquariato di Latina)

Sperando che questa sequenza di lavorazione sia utile a chi voglia cimentarsi in questo tipo di hobby, invio
un saluto a tutti coloro che sono arrivati a leggere  fino in fondo questo articolo e ringrazio calorosamente Franco che mi ha permesso di
scrivere questo articolo ospitandomi sul  Suo sito.
Silvano Miccoli